


Da quando ho a che fare con Daniele Nicolosi, dai più conosciuto come Bros, l’ho defiito in molti modi. Mi è capitato di chiamarlo griot, affabulatore, writer apocrifo, imbrattatore, visionario, minimalista del significante, pittore, performer, orchiclasta, iconoclasta, arrogante, puro fino alla fine, stra-lunato, simbolista, commerciale, anti-commerciale, intelligente, folle, illuso, rozzo, equivoco, ibrido, fastidioso, profondo, eccentrico, egocentrico, extra-sistema, in-sistema, imprevedibile, ingestibile, ingobrante, irriverente. E proprio per tutti questi motivi messi insieme l’ho sempre considerato un artista. Nella sua accezione più totalizzante. Bros è artista, fuori dal tempo. In lui non esiste distinzione tra arte e vita. Ogni suo atteggiamento tanto personale quanto pubblico è espressione della sua arte. Nel regime del sovraccarico mediatico dove l’immaginario s’infrange e si ricompone tra le frange di una comunicazione sempre più caotica e frastagliata, Bros riporta l’arte alla sua funzione primordiale di mezzo di comunicazione per la massa, in assoluta contro-tendenza con il minimalismo e il concettualismo contemporaneo. Le sue opere in strada sono la sintesi di un’urgenza interpretativa propria della liquidità del contemporaneo che soffoca e non lascia spazio. La sua stessa arte è un flusso continuo che non smette mai di mutare. La sua forma mutua, la sua estetica mutua, la sua essenza mutua. Dall’urban pop dei suoi primi lavori in strada fino alle forme amorfe dei suoi ultimi murales. Un’avanguardia continua. Un accanimento sulla forma. L’unica cosa che non cambia è la potenza espressiva, la necessità di comunicare con tutti e di farsi sentire. Arte sociale. Certo non nell’accezione tanto di moda oggi. Di “responsabilità sociale” o di etico o tantomeno di terzo settore, l’arte di Bros non ha molto. Anzi di Daniele Nicolosi molto si può dire e molto si è detto ma certo non si può dire che la sua sia un’arte politicamente corretta. Una di quelle arti da copertina, da sponsorizzare o da mettere come sfondo di un servizio di moda. Ma è questa arte? Ovviamente no. L’arte è qualcosa che va oltre le mode o il mero gusto estetico dei più. L’arte non è mai stata gentile e finché sarà tale mai lo sarà. L’arte può emozionare, può far pensare. L’arte può cambiare la vita, può far sognare ma, se di arte si tratta, non può lasciare indifferenti. L’arte è una rivoluzione. L’arte è un intralcio che spezza la monotonia della vita quotidiana. Ed è proprio in questo andare oltre che Daniele Nicolosi s’impone come artista. Bros va oltre. Qualsiasi sia il limite che gli viene dato lui lo supera. Senza chiedere il permesso e, parafrasando Banksy, senza neanche chiedere il perdono.