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	<description>Dieci Artisti Scuotono La Franciacorta</description>
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		<title>Vladimir Jankovic</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 15:09:00 +0000</pubDate>
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L’opera dell’artista serbo Vladimir Jakanovic nasce da una riflessione sul tema della leggerezza della fatica. La sua è una decostruzione dell’intero percorso di produzione e fruizione del vino. Dai primi suoni dell’uva tagliata fino alla sua consumazione. L’elemento chiave di questa opera, come di gran parte della sua produzione artistica, è il caos e, soprattutto, il controllo del caos attraverso al tecnologia. Riprendendo l’antico movimento chiave del <em>remuage</em> manuale, il fruitore può infatti governare il caos. Aumentarlo, diminuirlo e selezionarne delle aree. La massa di suoni e immagini prodotti metaforicamente dal ruotare la bottiglia, trasforma un elemento tipico della produzione del vino, la <em>pupitres</em>, in una console interattiva attraverso cui interagire con l’opera. Il fine è chiaro. Far percepire attraverso l’arte e la tecnologia l’intero processo di produzione del vino. Ricreare un viaggio decontestualizzato e frammentato che faccia percepire la leggerezza della fatica dell’atto, in gran parte ancora manuale, della creazione di un elemento così leggero come il vino. “<em>Sono sempre stato affascinato dal concetto di massa, intesa come elemento unico che produce insieme. Quando ho avuto modo di vedere come il vino veniva prodotto, quando ho visto il lavoro dei braccianti nelle vigne e quello delle macchine nelle cantine, ho voluto ricreare un ritratto che andasse fino alla radice di questo percorso e permettesse di conoscerlo, interargirci e modularlo indipendentemente dalla sua logica funzionale</em>.” (cit.) Oltre all’ambito sonoro, l’installazione di Vladimir Jankovic, approfondisce anche l’ambito abbinando al movimento del <em>remuage</em> la proiezione di elementi grafici disegnati dall’artista stesso per creare un ritratto ancora più completo e personale del ciclo di produzione. Ad ogni movimento infatti il fruitore dell’opera verrà inglobato nell’esperienza ricreata dall’artista. Un altro tema tipico della sua produzione artistica che ritroviamo anche in quest’opera è quello della moltiplicazione. Come per l’opera “Eden 01001”, dove l’artista serbo gioca sul tema dell’unicità rendendo moltiplicabili Adamo ed Eva, figure uniche per eccellenza, così anche in quest’opera ogni elemento visuale è moltiplicabile, come a voler sottolineare che ogni prodotto è il risultato non di un solo individuo ma di una moltitudine di individui che proprio grazie al loro <em>essere insieme</em> riescono a dare un senso compiuto alla loro opera.</p>
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		<title>Vladimir Jankovic</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 15:06:51 +0000</pubDate>
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<p>Vladimir Jankovic è un artista Mass-Mediatico. Ossessionato tanto dal concetto culturale e sociale di <em>massa</em> quanto da quello tecnologico e sperimentale di <em>media</em>. La sua ricerca artistica si fonda su una continua tensione verso la digitalizzazione del reale in frammenti scomponibili in un sistema binario 010001000101010101 decifrabile e governabile dall’interazione con l’<em>uomo</em>. Questa visione essenziale della realtà gli permette di addentrarsi nella profondità della quarta dimensione e di porre il fruitore della sua arte in un <em>luogo di mezzo</em> tra l’oggetto della sua opera e la sua proiezione. Tutto è solo nella sua concezione di massa come elemento collettivo, che opera collettivamente e produce collettivamente. La profondità del singolo individuo è percepibile solo attraverso la massa. “<em>Sono intollerante a qualsiasi forma di sistema centralizzato. Tanto nella politica quanto nella società. Penso che solo la massa critica sia in grado di cambiare veramente il mondo. Quanto sta accadendo ora in Libia e più in generale nel mondo arabo ne è la riprova. La massa in uno stadio è potente quanto un’intera centrale elettrica. La massa è un’arma potentissima dipende tutto dalla direzione e dalla filosofia che la muove. Il singolo ha il cervello ma la massa ha il cuore.</em>” (cit.) Il secondo elemento chiave della produzione artistica di Vladimir Jakanovic è la continua ricerca di nuovi mezzi di espressione. L’artista si confronta con il mezzo con il fine di contrastare il vuoto, come mosso da un costante <em>horror vacui</em> che colma grazie alla tecnologia. “<em>Vivo per il caos. Ho bisogno di stare dentro al caos. La mia arte è l’espressione di questo bisogno. Non posso stare da solo come una lampadina. Il mapping è uno strumento perfetto per descrivere la complessità del caos</em>.” (cit.) Partendo dal mapping, il suo operare va nella direzione di una sintesi di matematica, cinema e arte. Importante l’influenza del regista polacco premio oscar nel 1983 Zbigniew Rybczyński. Nel cortometraggio <em>Tango</em> sono infatti molti gli elementi comuni cui Vladimir Jakanovic attinge per la sua produzione video-artistica. Dall’utilizzo della camera fissa, alla moltiplicazione incalzante dei personaggi e la conseguente creazione del caos fino all’utilizzo sperimentale del mezzo cinematografico. Vanno in questa direzione molti dei suoi ultimi sperimenti artistici primo fra tutti quello in cui l’artista si ritrae moltiplicando la propria immagine in un surrealista gioco a tre dove la sua figura cambia di personaggio senza mai cambiare persona. Ma è con il terzo elemento dell’arte di Vladimir Jakanovic che abbiamo una sintesi dei primi due e un ritorno alle origini del <em>fare arte</em>. L’uomo, come chiave della produzione. Ogni sua opera prevede infatti un’interazione prima di tutto umana, empirica e sensoriale. “<em>La tecnologia funziona solo se non dimentichiamo quello che siamo, la nostra profondità. Ogni mia opera nasce da un gesto. Solo toccando è possibile entrare in contatto con la tecnologia. Sono affascinato dalle potenzialità della rete così come della sperimentazione mediatica ma credo anche nelle emozioni che solo il Reale permette di raggiungere</em>.” (cit.)</p>
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		<title>TV BOY</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:58:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Dopo solo due giorni in Franciacorta, Tv Boy si è avventato sulla tela bianca con una foga quasi fanciullesca e assolutamente spontanea, mosso dalla volontà di imprimere le immagini viste nei giorni precedenti. Picasso diceva, a ragione, che i veri artisti non copiano ma rubano, e Tv Boy rispecchia a pieno questa filosofia. Salvatore Benintende ruba frammenti della vita quotidiana e li riporta su tela cambiandone i volti ma ritraendone con fedeltà lo spirito. Il suo è un ritratto della Franciacorta romantico, delicato che si rifà ad un immaginario istintivo, bucolico e, a tratti, vintage. A partire dal formato.Read more]]></description>
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<p><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/cheers.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/cheers.jpg" alt="" title="cheers" width="600" height="600" class="alignnone size-full wp-image-406" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/drive.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/drive.jpg" alt="" title="drive" width="600" height="600" class="alignnone size-full wp-image-408" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/harvesters.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/harvesters.jpg" alt="" title="harvesters" width="600" height="600" class="alignnone size-full wp-image-409" /></a>
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<p>Dopo solo due giorni in Franciacorta, Tv Boy si è avventato sulla tela bianca con una foga quasi fanciullesca e assolutamente spontanea, mosso dalla volontà di imprimere le immagini viste nei giorni precedenti. Picasso diceva, a ragione, che i veri artisti non copiano ma rubano, e Tv Boy rispecchia a pieno questa filosofia. Salvatore Benintende ruba frammenti della vita quotidiana e li riporta su tela cambiandone i volti ma ritraendone con fedeltà lo spirito. Il suo è un ritratto della Franciacorta romantico, delicato che si rifà ad un immaginario istintivo, bucolico e, a tratti, <em>vintage</em>. A partire dal formato. Tre tele quadrate in successione ispirate alla Polaroid. Un taglio classico che si sposa con lo spirito della sua opera che vuole creare un ponte generazionale tra la Franciacorta del 1961, fatta di pionieri e sperimentazioni, e quella di oggi la cui bellezza è rappresentata dalla figura in primo piano della donna nella seconda delle tre tele che compongono il trittico. Il tratto è più immediato dei precedenti lavori dell’artista. Un tratto più genuino e spontaneo che rispecchia il contesto dove l’opera è stata pensata. Molto importante nella produzione non solo del lavoro di Tv Boy ma anche di tutto il progetto è stato infatti il luogo di produzione delle opere, un atelier ricavato da una vecchia cantina e perfettamente inserito nella filosofia di <em>In</em>tralci, costantemente in bilico tra arte e esperienza. Tv Boy, come Pao, sono stati gli artisti che più hanno interagito con questo luogo, che lo hanno vissuto e da cui si sono lasciati stimolare e ispirare. Non è un caso che in questa opera, per la prima volta nella produzione dell’artista, compaiano giochi di luce che danno più dinamicità alle tele e che si rifanno ai tagli di luce che hanno caratterizzato l’atelier. Una luce giovane che sfuma i bordi dei personaggi e dei luoghi ritratti da Tv Boy e ne enfatizza il carattere. L’artista è il primo che parla di questo “omaggio alla luce” come espressione delle ispirazioni avute in Franciacorta. “<em>La luce è l’elemento essenziale della fertilità, in primis, della terra e di conseguenza della natura tutta. Il concetto di ciclo lunare alla base della produzione del vino ne è la riprova. Nella caoticità della vita quotidiana sono questi gli elementi che si perdono e cui diamo sempre meno importanza, e che possono essere riscoperti solo grazie ad esperienze come questa. Ogni giorno cominciamo a dipingere presto perché è al mattino che abbiamo la luce migliore, quella naturale che sagoma le forme e vivacizza i colori</em>.” (cit.) Ma il vero protagonista del trittico di Tv Boy sono le persone o, meglio, i personaggi ritratti dall’artista. Tutti in primo piano. Come a voler creare un ritratto umano prima che paesaggistico della Franciacorta. Attraverso i personaggi Tv Boy mette a fuoco tre tematiche chiave:</p>
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<p>01. Il Passaggio Generazionale.</p>
<p>Il ponte che ha accompagnato la Franciacorta negli ultimi 50 anni e ne ha permesso il cambiamento e la crescita è stato possibile grazie a un passaggio generazionale tanto d’identità quanto di tecnica e saperi. Non è un caso che la tela che si fa portavoce di questa trasformazione sia dipinta con i colori caldi che caratterizzano tanto il tramonto quanto l’alba come a simboleggiare il ciclo di vita continuo della Franciacorta.</p>
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<p>02. La Bellezza della Franciacorta.</p>
<p>La donna in primo piano che prende quasi tutto lo spazio dipingibile della tela, rappresenta metaforicamente la bellezza e la dinamicità della Franciacorta il cui paesaggio passa in secondo piano, quasi uno sfondo, una cornice che riporta l’attenzione sulla donna iconograficamente ritratta con uno stile volutamente <em>vintage </em>che ricorda l’autoritratto di Tamara De Lempicka nella Bugatti verde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>03. La Degustazione</p>
<p>Questa è l’opera più autobiografia delle tre. Attraverso questa tela l’artista ha voluto rappresentare la <em>bellezza del vivere collettivo</em>. Il progetto <em>In</em>tralci è, infatti, prima di tutto un’unione di arti e passioni, una mostra collettiva da cui ognuno degli artisti invitati ne è uscito ispirato. Tutte le opere dialogano tra loro. Esattamente come i personaggi di questa tela che rappresenta quindi la sintesi (fruizione del prodotto nel contesto) tra la prima (la produzione del contenuto, il vino) e la seconda (Il contesto, La Franciacorta).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tema del vivere collettivo ben rappresentato da TvBoy nella sua terza tela è una tematica condivisa da molti degli artisti che hanno partecipato al progetto e che proprio grazie alla possibilità di lavorare insieme hanno potuto sperimentare nuove forme di produzione artistica. Nel particolare di Tv Boy l’artista descrive così questa esperienza. “<em>Sono sempre stato abituato a riportare nei miei quadri tutto quello che mi circonda, arte, pubblicità, grafica, persone, fumetti, tutto quello che ogni giorno s’intreccia con la mia vita modificandone il flusso. In Franciacorta a ispirarmi è stata la natura, i luoghi e i paesaggi ma, soprattutto, le persone e gli artisti con cui mi sono relazionato quotidianamente. Dalle luci, ai colori, ogni tela è stata il frutto di un lavorare insieme che ho voluto rappresentare nell’ultima tela dove il vino diventa metafora dell’arte e viceversa</em>”. (cit.)</p>
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		<title>Tv Boy</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:57:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Tv Boy è figlio del post modernismo e del mash up cross-mediatico. Le sue opere sono una carnevalizzazione bacthiniana del contemporaneo dove stili, citazioni e influenze si riversano sulla tela come frammenti di un passato dall’estetica street pop e dal retrogusto neo-punk. Partendo dalla strada come proprio mezzo d’espressione Salvatore Benintende, alias TvBoy, ha fatto della propria arte una sperimentazione continua di linguaggi comunicativi e artistici dove i mass media diventano allo stesso tempo ispirazione e negazione della propria ricerca. “Spegni la televisione e sii protagonista della tua vita”. Con questo messaggio, semplice e universalmente comprensibile, l’artista ha datoRead more]]></description>
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<div class="nourl"><a href="http://www.intralci.com/salvatore-benintende-opera/"><img src="http://www.intralci.com/img/opera.jpg" alt="" /></a><br />
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</a></div>
<p><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/TvBoy-Biografia.jpg" alt="" title="TvBoy-Biografia" width="380" height="274" class="alignnone size-full wp-image-393" /></p>
<p>
Tv Boy è figlio del post modernismo e del <em>mash up</em> cross-mediatico. Le sue opere sono una carnevalizzazione bacthiniana del contemporaneo dove stili, citazioni e influenze si riversano sulla tela come frammenti di un passato dall’estetica street pop e dal retrogusto neo-punk. Partendo dalla strada come proprio mezzo d’espressione Salvatore Benintende, alias TvBoy, ha fatto della propria arte una sperimentazione continua di linguaggi comunicativi e artistici dove i mass media diventano allo stesso tempo ispirazione e negazione della propria ricerca. “Spegni la televisione e sii protagonista della tua vita”. Con questo messaggio, semplice e universalmente comprensibile, l’artista ha dato vita al suo alter-ego creativo, un bambino di pochi anni che con genuina sensibilità osserva un presente frantumato in flussi meticci e mescolanze di stili. Tutti elementi che si ritrovano nei lavori di Salvatore Benintende, tanto in strada quanto in studio. Osservare le sue tele è come guardare “Lo zoo di Venere” di Peter Greenaway o “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino attraverso i <em>frame</em> frammentati della navigazione via etere. La sua arte è una meta-narrazione della contemporaneità fatta di rimandi e citazioni di un passato che rivive in un gioco a due dove lo spettatore viene invitato a partecipare al dialogo dell’Arte. TvBoy ha reinterpretato tutti i suoi eroi. Da Roy Lichtestein a Milton Glaser.  Da Salvador Dalì a Andy Warhol, in una costante <em>customizzazione</em> del proprio passato. Nelle sue tele lo spirito rock – grunge delle copertine dei Guns and Roses e dei Nirvana si fa strada tra i feticci dell’iconografia e dell’immaginario pop attraverso una mescolanza ironica degno di un <em>assemblage</em> culturale alla Adrian Tranquilli. Come l’artista postmoderno mescola simboli antropologici e archetipi religiosi a supereroi e iconografie da fumetto, così TvBoy riflette con la stessa ironia sulle figure che hanno caratterizzato il suo tempo, alludendo ad un’incertezza, tipica di questo secolo, in cui “tutto è possibile e niente è vero”. La sua essenza di artista sta proprio nella sensibilità con cui osserva la realtà che lo circonda. Una sensibilità genuina, quasi adolescenziale, che, come per il fanciulletto di Pascoli, lo porta a stupirsi dell’Altro che diviene, nelle sue tele, strumento dialettico per la sua Arte. All’ironia del postmodernismo e alla capacità di mixare stili e strumenti tipica del mash up mediatico, l’artista aggiunge tutta la <em>vis</em> espressiva della street art, movimento che ha adottato fin dal suo nascere. In strada, Salvatore Benintende veste i panni di TvBoy, personaggio perso a metà strada tra la tenerezza del bambino e l’irruenza dell’<em>illustrarocker</em>, che lascia il proprio segno in giro per tutta Europa, dalle vie di Milano, dove è facile vedere suoi lavori, spesso affiancati a quelli di altri street artist, alle periferie di Barcellona che l’artista ha scelto come suo atelier creativo. La sua diviene così un’arte pubblica fruibile da tutti, che sorprende e irretisce. Affabula e stupisce. Riuscendo a resistere, grazie alla sua unicità, persino al terrorismo anti-graffito che, in questo periodo, domina Milano dove, senza criterio, tutti i muri della città stanno tornando grigi come la sua aria. Il modo migliore per conoscere l’arte di TvBoy è camminare per le vie delle città che lo hanno ospitato e cui l’artista ha regalato angoli di colori. Dal graffito con il poeta di strada ivan in Via Cassala a Milano alla slavina di sticker con cui TvBoy ha <em>customizzato</em> le città di tutta Europa. Tanto in galleria quanto in strada Salvatore Benintende riversa la propria arte, immaginando mondi onirici e sognando storie immaginifiche mentre scivola, con squisito equilibrio, tra arte e design, tra illustrazione e comunicazione invitando tutti a prender parte alla sua<em> rivoluzione senza armi</em>. <em>Come out and play!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pietro Masturzo</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:43:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; In Franciacorta la vendemmia è una tradizione secolare. I segni del tempo si respirano in ogni via, in ogni cantina e in ogni monastero che ne segna il paesaggio. Durante quest’esperienza abbiamo avuto la possibilità di conoscere ogni sfaccettatura di questo territorio. Dalle più antiche tradizioni alle più moderne tecniche di produzione del vino. Ed è proprio questo equilibrio del tempo tra passato e presente che, seppur nella sua costante evoluzione, non ha mai perso il contatto diretto con l’uomo e con la suo imprescindibile presenza che ha ispirato la produzione artistica di Pietro Masturzo. “Le nuove presse meccanicheRead more]]></description>
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<div id="link_sfondo"><img src="http://www.intralci.com/img/sfondo_pietromasturzo.jpg" alt="" /></div>
<div class="nourl"><a href="http://www.intralci.com/pietro-masturzo-opera/"><img src="http://www.intralci.com/img/opera.jpg" alt="" /></a><br />
<a href="http://www.intralci.com/pietro-masturzo-biografia/"><img src="http://www.intralci.com/img/bio.jpg" alt="" /><br />
</a></div>
<div class="url">
<a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-01.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-01-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-01" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-283" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-02.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-02-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-02" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-284" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-03.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-03-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-03" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-285" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-04.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-04-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-04" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-286" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-05.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-05-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-05" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-287" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-06.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-06-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-06" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-288" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-07.jpg"><img 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src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-10-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-10" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-292" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-11.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-11-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-11" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-293" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-12.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-12-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-12" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-294" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-13.jpg"><img 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src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-19-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-19" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-301" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-20.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-20-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-20" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-302" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-21.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-21-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Opera-21" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-303" /></a><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Opera-22.jpg"><img 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<p>In Franciacorta la vendemmia è una tradizione secolare. I segni del tempo si respirano in ogni via, in ogni cantina e in ogni monastero che ne segna il paesaggio. Durante quest’esperienza abbiamo avuto la possibilità di conoscere ogni sfaccettatura di questo territorio. Dalle più antiche tradizioni alle più moderne tecniche di produzione del vino. Ed è proprio questo equilibrio del tempo tra passato e presente che, seppur nella sua costante evoluzione, non ha mai perso il contatto diretto con l’uomo e con la suo imprescindibile presenza che ha ispirato la produzione artistica di Pietro Masturzo. “<em>Le nuove presse meccaniche non assomigliano agli antichi torchi da spremitura né le voci dei braccianti risuonano nella tipica sonorità del dialetto bresciano eppure mi è sembrato di scorgere nella festosa atmosfera della raccolta un fascino senza tempo, una eco viva, che sembra aleggiare tra i traboccanti vigneti della Franciacorta</em>.” (cit.) Così, se nelle rinomate cantine della zona, aziende all’avanguardia nella produzione vinicola, si pensa ormai anche alle nuove idee di design e di marketing, <em>la fuori</em>, nei campi, la raccolta conserva i ritmi e i modi di un tempo passato. Il modo in cui Pietro Masturzo si è immerso tanto nel territorio quanto nelle storie umane che animano e rendono vivo questo territorio ne dà un ritratto puro, sincero come la sua arte. La sua è stata una fotografia partecipata che ha vissuto della stessa energia dei soggetti ritratti. Ogni sua fotografia è un dialogo. Un viaggio profondo tra gesti, volti, rughe, voci e strumenti. Mentre fotografava Pietro Masturzo si perdeva tra i filari, parlava con i coltivatori e diventava parte del ritratto della sua stessa fotografia.  “<em>Ho cercato in questa variegata moltitudine di braccianti, rumeni, polacchi e pakistani, l’anima vera del rito della vendemmia. L’umanità che al mattino si riversa nei campi e lavora duramente di braccia e sudore. I movimenti, lenti e ripetuti, hanno l’armonia di una danza che giorno per giorno alleggerisce i preziosi filari. Nelle brevi pause dal lavoro, durante i pasti consumati all’ombra, cercando un po’ di riparo da un sole impietoso, nei volti, nei canti, mi è sembrato di ritrovare l’allegria semplice di una festa, la consacrazione di un patto antico tra l’uomo e la terra</em>”. (cit.) I suoi soggetti sono l’espressione di una storia che è cambiata solo in superficie ma non nella sostanza e le sue fotografie ne sono la testimonianza.</p>
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		<title>Pietro Masturzo</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:42:45 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Biografia.jpg"><img src="http://www.intralci.com/wp-content/uploads/2011/10/Pietro-Masturzo-Biografia-300x200.jpg" alt="" title="Pietro-Masturzo-Biografia" width="380" class="alignnone size-medium wp-image-280" /></a><br />
Pietro Masturzo è un narratore d’umanità. A interessarlo è prima di tutto la profondità dell’uomo. Le sue storie, i solchi di ogni racconto, la verità della vita quotidiana, i percorsi del mondo, i volti segnati e tutto quell’universo umano macchiato di vita. Le foto di Pietro Masturzo sono dei ritratti sinceri di scenari vissuti in prima persona come osservatore, vero, ma proprio da osservatore ne vuole lasciare una testimonianza che sia quanto più vicina alla verità. Il ritratto della donna sul tetto di Tehran, che nel 2010 gli ha fatto vincere il primo premio al World Press Photo nella categoria “People in the News”, è in realtà un ritratto della vita che sta attorno al soggetto della fotografia. Le finestre accese della casa, le ombre attorno alla donna tutto fa parte della storia che il fotografo imprime sulla pellicola e racconta al mondo intero. Con le sue fotografie Pietro Masturzo non vuole shockare, ma tempestare lo spettatore di domande. “<em>Le mie foto sono un bombardamento di domande. Quello che cerco non è il punto esclamativo ma il punto di domanda. Voglio lasciare una testimonianza che inviti a riflettere.”</em> (cit.) Per farlo il fotografo utilizza uno stile sporco, immediato, vero. Perché “<em>la sporcizia è più vera</em>” (cit.) della pulizia che sembra invece troppo artefatta per essere raccontata. Uno stile che quasi si avvicina di più a quello dell’artista più che a quello degli ambienti ghettizzati del fotogiornalismo. Uno stile che è una costante sperimentazione non tanto tecnica quanto più espressiva. Nelle sue fotografie traspare la volontà di osservare la realtà sempre da un punto di vista diverso permettendogli così di affrontare tematiche, luoghi e situazioni sempre differenti. Le sue fotografie raccontano di guerre, eventi socio-politici che sconvolgono il mondo, rivolte, ma il vero soggetto della fotografia di Pietro Masturzo rimane l’azione viva dell’uomo. L’umanità intesa come frammenti di storie. E’ difficile trovare il tema della morte nelle sue foto. Anche in quelle dove la vita sembra non esserci più, tra le fila di una rivolta, dietro i lasciti terrificanti di una guerra, tra le macerie di luoghi che non esistono più. Comunque la vita rimane il protagonista delle sue fotografie. “<em>Quando fotografo m’immergo nella vita degli altri, anche se la osservo da lontano, non possono prescindere dall’emozione e dalla tensione che mi dà il fotografare.</em>” (cit.) Seppur sfuocato, distante, in primo piano o visto attraverso la lente di un binocolo, il racconto dell’umanità è centrale in ogni sua fotografia.</p>
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		<title>Paolo Bordino</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:28:12 +0000</pubDate>
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L’opera di Pao è un ritratto introspettivo di un tratto delle Torbiere del Sebino visto attraverso la superficie piena dell’acqua che diventa così elemento costituente della tela e, al tempo stesso, superficie riflettente che permette allo spettatore di andare <em>oltre</em> l’opera per sprofondarsi dentro la visione soggettiva dell’artista. I punti di contatto tra l’opera (fantasia) e lo spettatore (realtà) sono infatti marcati attraverso l’utilizzo, tipico dell’artista, della semisfera che crea delle ondulazioni liquide che rompono la geometria essenziale del paesaggio. La ricerca artistica di Pao è infatti una costante tensione verso una quarta dimensione data dalla rappresentazione dell’oggetto ritratto nelle sue opere. La tela diventa così una <em>rappresentazione di rappresentazione</em>. Ciò che l’artista ritrae non è la realtà (la Torbiere del Sebino) ma il suo riflesso nell’acqua e, di conseguenza, la realtà vista dal punto di vista dell’unica figura umana presente all’interno del quadro, la cui presenza è per noi percepibile solo grazie al suo riflesso nell’acqua. Nel momento in cui osserviamo la tela, l’artista ci invita a immedesimarci con l’uomo ritratto nella sua tela che è a sua volta espressione dei miti e delle origini del territorio (la Franciacorta). La figura ritratta è infatti la sintesi tra la leggenda dell’Homus Selvaticus (mito) e il monaco (religione), come a voler simboleggiare con un unico elemento, l’immersione totale dell’artista nel territorio della Franciacorta. L’opera di Pao è quindi una realtà in sintesi, tutti gli elementi che ne costituiscono il paesaggio sono il risultato di un lungo lavoro di sottrazione. I colori sono pieni, la natura diventa una forma geometrica tonda e armoniosa, i riflessi sono morbidi nell’acqua, quasi si scontrano con la razionalità e il rigore della prospettiva e, soprattutto, del formato così rigido e squadrato della tela. Nel suo insieme l’opera ricorda il celebre “Bacio” del pittore austriaco Gustav Klimt, dove le rotondità assopite della donna vengono avvolte dalle linee severe e razionali della figura dell’uomo. Un connubio che torna spesso nell’opera dell’artista Paolo Bordino che, da sempre, ricerca la sintesi tra elementi fluidi e strutture squadrate. Le regole classiche della prospettiva, che anche in quest’opera l’artista riproduce fedelmente, vengono infatti usate per creare un’illusione di prospettiva e quindi, paradossalmente, per romperne le regole. Non è un caso che proprio al centro della prospettiva l’artista abbia posizionato la più grande delle quattro semisfere, quella che crea il gioco di riflesso più ampio e spezza in due la razionalità del paesaggio, svelando allo spettatore che in realtà il quadro stesso è la riflessione di se stesso su una superficie fluida.</p>
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		<title>Paolo Bordino</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Pao è un visionario della superficie, un alchimista del colore che fonde il surrealismo pop di Murakami con la schiettezza street di Keith Haring attraverso immaginifici paradossi macchiati da una costante ironia tipica del post modernismo. Le sue opere sono una vertigine pop che, tanto in strada quanto in studio, crea nuove forme d’interazione e situazionistiche interpretazioni del quotidiano. Pao nasce nel 1977 l’anno del Punk e di Guerre Stellari. Mentre i Sex Pistols violentavano le vette delle classifiche inglesi con il loro primo album “Never Mind the Bollocks, Here&#8217;s the Sex Pistols”, tutto il mondo veniva travolto dallaRead more]]></description>
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<a href="http://www.intralci.com/paolo-bordino-biografia/"><img src="http://www.intralci.com/img/bio.jpg" alt="" /><br />
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<p>Pao è un visionario della superficie, un alchimista del colore che fonde il surrealismo pop di Murakami con la schiettezza <em>street</em> di Keith Haring attraverso immaginifici paradossi macchiati da una costante ironia tipica del post modernismo. Le sue opere sono una vertigine pop che, tanto in strada quanto in studio, crea nuove forme d’interazione e situazionistiche interpretazioni del quotidiano. Pao nasce nel 1977 l’anno del Punk e di Guerre Stellari. Mentre i Sex Pistols violentavano le vette delle classifiche inglesi con il loro primo album “Never Mind the Bollocks, Here&#8217;s the Sex Pistols”, tutto il mondo veniva travolto dalla saga più pop di tutti i tempi e dalla sua icona più famosa, Luke Skywalker. Due mondi diametralmente opposti che, per un breve instante storico, hanno convissuto allargando e stravolgendo le concezioni storiche della cultura pop. La profondità di questo momento in cui tutto sembrava un’allucinazione iconica nata dalle luci mediatiche di una nuova era, ha caratterizzato il dna artistico di Pao fin dalle sue prime espressioni in strada. Quello che Pao rappresenta con le sue opere è un mondo fantastico dove i soggetti dialogano con un contesto stravolto e surreale creando vertiginose deformazioni della superficie narrativa. Un’alterazione dalle cromie squillanti che lascia lo spettatore spiazzato di fronte ad astute anamorfosi e prospettive visionarie. Conosco Pao dal 2002 quando ci siamo incontrati per la prima volta durante la seconda edizione dell’happening Illegal Art Show e, fin da allora, quello che più mi ha colpito della sua arte è la sfida costante con la superficie e la capacità di tramutare la materia in qualcosa di ironico ed animato. Attraverso questo velo espressivo, Pao ha tradotto l’emozione di anonimi oggetti urbani trasformando grigi paracarri in pinguini, dissuasori della sosta in delfini, pali della luce in margherite bianche, semafori in palme, bagni pubblici in lattine di Campbell’s. Con Pao il rapporto tra l’artista e la superficie pittorica è diventato uno stimolo per creare nuovi dialoghi con lo spettatore e per andare oltre la profondità bidimensionale della tela. Significativa in questo percorso, è stata l’opera “Il Velo di Maya” (300&#215;200, acrilico su legno, 2007) esposta per la prima volta al Padiglione di Arte Contemporanea di Milano all’interno della mostra “Street Art Sweet Art”  nel Marzo 2007. Per molti degli artisti invitati a partecipare, questa mostra ha segnato un momento di passaggio molto critico che ha presupposto una necessaria riflessione, tanto concettuale quanto stilistica, sul tema della propria arte prosciugata del fattore <em>street</em> che ne aveva rappresentato fino a quel momento la comune matrice. È stato un momento molto intenso che ho avuto il piacere di vivere in ogni attimo come produttore della mostra e che mi ha dato la possibilità di scorgere chi, tra gli artisti invitati, avesse la sensibilità e la profondità necessaria per mantenere viva la forza della propria arte anche fuori dalla strada. Dopo tre anni, confermo la sensazione che mi diede l’opera “Il Velo di Maya” la prima volta che la vidi. Pao era riuscito a trasferire anche su tela tutta la magia, l’atmosfera e la forte interazione con il fruitore che era riuscito a creare nel suo lungo lavoro in strada. Questo è il suo dna, un dialogo ironico e costante con il pubblico che affonda i soggetti delle sue opere oltre la superficie e li sprofonda in una terza dimensione. Per godere di un’opera di Pao bisogna avvicinarsi, brucarne i colori come in una tela di Van Gogh o in un lungometraggio di Miyazaki, perdersi nelle geometrie astratte e nelle loro sensuali rotondità. Buon divertimento.</p>
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		<title>Nespoon</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:19:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; E’ difficile rinchiudere tutta la produzione artistica di Nespoon durante il suo soggiorno presso la Franciacorta in un solo testo. Principalmente perchè la sua arte, più di quella di chiunque altro, è scivolata libera per tutto il territorio. Dai vigneti alle città. In ognuno dei luoghi dove Nespoon ha lavorato è stato necessario che l’artista si sentisse completamente libera di scegliere e sentire gli spazi. Il suo è stato un innamoramento genuino con il territorio. La ricerca del vigneto dove l’artista ha realizzato la sua prima installazione è durato quasi due giorni. In ogni vigneto Nespoon ha dovuto immergersiRead more]]></description>
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<div id="link_sfondo"><img src="http://www.intralci.com/img/sfondo_nespoon.jpg" alt="" /></div>
<div class="nourl"><a href="http://www.intralci.com/nespoon-opera/"><img src="http://www.intralci.com/img/opera.jpg" alt="" /></a><br />
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E’ difficile rinchiudere tutta la produzione artistica di Nespoon durante il suo soggiorno presso la Franciacorta in un solo testo. Principalmente perchè la sua arte, più di quella di chiunque altro, è scivolata libera per tutto il territorio. Dai vigneti alle città. In ognuno dei luoghi dove Nespoon ha lavorato è stato necessario che l’artista si sentisse completamente libera di scegliere e sentire gli spazi. Il suo è stato un innamoramento genuino con il territorio. La ricerca del vigneto dove l’artista ha realizzato la sua prima installazione è durato quasi due giorni. In ogni vigneto Nespoon ha dovuto immergersi nella natura per percepirne il luogo e instaurare un dialogo diretto con i suoi elementi. Dopo due giorni abbiamo trovato un vigneto alto vicino a Cologne dove l’artista polacca ha passato altri due giorni a tessere i propri merletti tra i tralci in completa solitudine. Il risultato è stato un’opera a metà strada tra la performance e la land art. Una grande ragnatela bianca elegantemente ricamata tra i filari della vigna. Così delicata che quasi si potevano percepire solo i merletti come fossero sospesi nel nulla, completamente immersi nel paesaggio. Così leggera da rompersi con il calore del sole e seguire così il battito vivo della natura. Dopo neanche una giornata infatti i tralci della vita avevano già inglobato l’installazione in se stessi arrotolandosi attorno agli elastici bianchi usati dall’artista per tessere i suoi merletti. Ci sono diverse prospettive da cui guardare l’opera, ma la migliore è quella da cui l’artista l’ha concepita. Sdraiata sotto i filari. Come a voler sentire ogni movimento della terra per percepirne le energie e lasciarsi ispirare dal suo respiro. Con la stessa filosofia sono state concepite anche le opere appartenenti al secondo lavoro dell’artista. Una serie di sculture in argilla, incastonate tra le fessure naturali di alcuni tronchi tagliati trovati vicino all’atelier. Ognuna delle sculture è stata realizzata e intagliata prima sul tronco e poi in un secondo momento cotta a parte in un forno per poi essere riportata sul pezzo di legno per cui era stata creata. Oltre alle opere presentate in mostra, l’artista ha voluto creare delle installazioni urbane ispirate al territorio. Piccole sculture in argilla nate e realizzate all’interno di vecchie crepe o, come nel caso delle sculture lasciate nella città d’Iseo, di segmenti di strada. “<em>Ogni ricamo e ogni forma nasce vive e muore nel luogo che l’ha ispirata. Il contatto con il territorio fa parte dell’opera stessa. Quando stavo completando la scultura sul lungo lago d’Iseo, un passante ha per sbaglio schiacciato un pezzo della scultura lasciando il segno della sua scarpa impresso nell’argilla. Ho lasciato il segno esattamente così com’era. Perché anche quello fa parte dell’opera. Esattamente come i merletti o i miei decori</em>.” (cit.) Le opere di Nespoon diventano così l’espressione di un racconto di vita. La concretizzazione di un momento partecipato dove tutto viene racchiuso nell’istante di una scultura. Come una fotografia. Il tempo, il sole, le persone che passano, la natura, i tralci, la pioggia. Tutto fa parte dell’opera. Non è possibile stabilire a priori quanto un’opera sarà grande, quanto tempo durerà, che forma assumerà con il tempo, come reagiranno le persone quando la vedranno. Tutto è assolutamente lasciato alla sua naturale evoluzione.</p>
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		<title>Nespoon</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franci</dc:creator>
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<p>L’arte per Nespoon è un atto d’amore puro e incondizionato per il territorio. Ogni sua azione, ogni suo tratto, ogni sua espressione nasce con il fine di valorizzare quello che la circonda. Tutto diventa parte di una grande opera d’arte dove il contesto si fonde con il gesto artistico. Nespoon irretisce. Costruisce tele di merletti e pizzi tra i tronchi di un albero, scolpisce opere d’argilla tra le crepe di muri dimenticati dal tempo. Si innamora degli spazi urbani e dialoga con la natura. “<em>Quando creo ho bisogno di sentire quello su cui sto lavorando. Ho bisogno di istaurare un rapporto intimo con la superficie che sto andando a modificare. Non mi basta vedere. Devo andare oltre la vista. Immergermi nella materia. Toccarne l’essenza. Sprofondare nella bellezza del tempo</em>.” (cit.) I suoi sono gioielli per la città. E’ artista da sempre e <em>street artist</em> per vocazione. “<em>L’arte in galleria è troppo noiosa per essere considerata arte viva. L’arte ha bisogno di respirare il profumo della gente. Deve tornare a trasmettere emozioni vere e sentite da tutti. Ho vissuto metà della mia vita a Berlino e l’altra metà a Varsavia. Ho girato tutto il mondo e ovunque andassi cercavo una mostra dentro cui infilarmi. E’ incredibile negli ultimi quindici anni avrò visto centinaia di mostre in gallerie sempre diverse ma saranno state al massimo tre le mostre che mi hanno veramente emozionato</em>.” (cit.) L’emozione è una delle tematiche chiave delle opere di Nespoon, tanto l’emozione intesa come ispirazione da cui nasce la sua arte, quanto l’emozione condivisa nel momento in cui l’arte viene inaspettatamente fruita da chi la incontra per strada, tra le vie del centro, su un monumento, su un tronco d’albero o in uno dei molti luoghi che stimolano la fantasia produttiva dell’artista polacca. Spesso i suoi interventi sono talmente eleganti e rispettosi che si fondono con il territorio e vederli e quasi una scoperta, una sorpresa inaspettata. Ogni opera è pensata per rispettare il luogo che la ospiterà. La forma è studiata per la superficie dove verrà realizzata. I colori sono ispirati dalle sfumature che la circondano e la posizione è frutto di un’ispirazione o, meglio, di una visione d’insieme dove opera e territorio sono concepite come un unico elemento. Anche il suo lavoro come attivista politica va in questa direzione. Una costante e instancabile lotta contro l’inquinamento mediatico della pubblicità urbana. Da anni l’artista porta aventi un’importante campagna di sensibilizzazione sui danni dell’<em>urban advertising </em>che, come un morbo, stanno distruggendo la bellezza della sua città natale, Varsavia. Un percorso sociale che s’inserisce perfettamente nel contesto e nella filosofia artistica di Nespoon che tanto come artista quanto come attivista lotta per la valorizzazione del territorio e per difendere la sua naturale bellezza. Le sue prime opere di street art nascevano proprio con l’esigenza di creare qualcosa di bello per i cittadini futuri della sua città, i bambini. “<em>Street Art for Kids è un progetto nato senza pensare, così di getto, come gran parte della mia arte. Esco di casa vedo un luogo e comincio a immaginarmi come potrebbe essere con la mia arte. Molti artisti si fermano a pensare a cosa fare. Io no</em>.” (cit.) La stessa energia istintiva sta alla base di tutta quella che l’artista stessa definisce <em>Aesthethic Guerrilla</em>, un termine forte, quasi stridente, ma che ben sintetizza la delicatezza e, al tempo stesso, l’irruenza della sua arte. Un equilibrio che ricorda molto l’opera, forse più famosa, di uno degli artisti chiave nella formazione artistica di Nespoon. L’artista inglese Banksy e, in particolare, il suo guerrigliero con in mano il mazzo di fiori. Quelli che per Banksy sono fiori, per Nespoon sono enormi merletti, ispirati a quelli della sua città natale, che l’artista dipinge su muri, case e facciate cieche di tutto il mondo valorizzando e fondendo la storia del luogo con il suo pensiero artistico e filosofico.</p>
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