


Pietro Masturzo è un narratore d’umanità. A interessarlo è prima di tutto la profondità dell’uomo. Le sue storie, i solchi di ogni racconto, la verità della vita quotidiana, i percorsi del mondo, i volti segnati e tutto quell’universo umano macchiato di vita. Le foto di Pietro Masturzo sono dei ritratti sinceri di scenari vissuti in prima persona come osservatore, vero, ma proprio da osservatore ne vuole lasciare una testimonianza che sia quanto più vicina alla verità. Il ritratto della donna sul tetto di Tehran, che nel 2010 gli ha fatto vincere il primo premio al World Press Photo nella categoria “People in the News”, è in realtà un ritratto della vita che sta attorno al soggetto della fotografia. Le finestre accese della casa, le ombre attorno alla donna tutto fa parte della storia che il fotografo imprime sulla pellicola e racconta al mondo intero. Con le sue fotografie Pietro Masturzo non vuole shockare, ma tempestare lo spettatore di domande. “Le mie foto sono un bombardamento di domande. Quello che cerco non è il punto esclamativo ma il punto di domanda. Voglio lasciare una testimonianza che inviti a riflettere.” (cit.) Per farlo il fotografo utilizza uno stile sporco, immediato, vero. Perché “la sporcizia è più vera” (cit.) della pulizia che sembra invece troppo artefatta per essere raccontata. Uno stile che quasi si avvicina di più a quello dell’artista più che a quello degli ambienti ghettizzati del fotogiornalismo. Uno stile che è una costante sperimentazione non tanto tecnica quanto più espressiva. Nelle sue fotografie traspare la volontà di osservare la realtà sempre da un punto di vista diverso permettendogli così di affrontare tematiche, luoghi e situazioni sempre differenti. Le sue fotografie raccontano di guerre, eventi socio-politici che sconvolgono il mondo, rivolte, ma il vero soggetto della fotografia di Pietro Masturzo rimane l’azione viva dell’uomo. L’umanità intesa come frammenti di storie. E’ difficile trovare il tema della morte nelle sue foto. Anche in quelle dove la vita sembra non esserci più, tra le fila di una rivolta, dietro i lasciti terrificanti di una guerra, tra le macerie di luoghi che non esistono più. Comunque la vita rimane il protagonista delle sue fotografie. “Quando fotografo m’immergo nella vita degli altri, anche se la osservo da lontano, non possono prescindere dall’emozione e dalla tensione che mi dà il fotografare.” (cit.) Seppur sfuocato, distante, in primo piano o visto attraverso la lente di un binocolo, il racconto dell’umanità è centrale in ogni sua fotografia.