Tv Boy


Tv Boy è figlio del post modernismo e del mash up cross-mediatico. Le sue opere sono una carnevalizzazione bacthiniana del contemporaneo dove stili, citazioni e influenze si riversano sulla tela come frammenti di un passato dall’estetica street pop e dal retrogusto neo-punk. Partendo dalla strada come proprio mezzo d’espressione Salvatore Benintende, alias TvBoy, ha fatto della propria arte una sperimentazione continua di linguaggi comunicativi e artistici dove i mass media diventano allo stesso tempo ispirazione e negazione della propria ricerca. “Spegni la televisione e sii protagonista della tua vita”. Con questo messaggio, semplice e universalmente comprensibile, l’artista ha dato vita al suo alter-ego creativo, un bambino di pochi anni che con genuina sensibilità osserva un presente frantumato in flussi meticci e mescolanze di stili. Tutti elementi che si ritrovano nei lavori di Salvatore Benintende, tanto in strada quanto in studio. Osservare le sue tele è come guardare “Lo zoo di Venere” di Peter Greenaway o “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino attraverso i frame frammentati della navigazione via etere. La sua arte è una meta-narrazione della contemporaneità fatta di rimandi e citazioni di un passato che rivive in un gioco a due dove lo spettatore viene invitato a partecipare al dialogo dell’Arte. TvBoy ha reinterpretato tutti i suoi eroi. Da Roy Lichtestein a Milton Glaser. Da Salvador Dalì a Andy Warhol, in una costante customizzazione del proprio passato. Nelle sue tele lo spirito rock – grunge delle copertine dei Guns and Roses e dei Nirvana si fa strada tra i feticci dell’iconografia e dell’immaginario pop attraverso una mescolanza ironica degno di un assemblage culturale alla Adrian Tranquilli. Come l’artista postmoderno mescola simboli antropologici e archetipi religiosi a supereroi e iconografie da fumetto, così TvBoy riflette con la stessa ironia sulle figure che hanno caratterizzato il suo tempo, alludendo ad un’incertezza, tipica di questo secolo, in cui “tutto è possibile e niente è vero”. La sua essenza di artista sta proprio nella sensibilità con cui osserva la realtà che lo circonda. Una sensibilità genuina, quasi adolescenziale, che, come per il fanciulletto di Pascoli, lo porta a stupirsi dell’Altro che diviene, nelle sue tele, strumento dialettico per la sua Arte. All’ironia del postmodernismo e alla capacità di mixare stili e strumenti tipica del mash up mediatico, l’artista aggiunge tutta la vis espressiva della street art, movimento che ha adottato fin dal suo nascere. In strada, Salvatore Benintende veste i panni di TvBoy, personaggio perso a metà strada tra la tenerezza del bambino e l’irruenza dell’illustrarocker, che lascia il proprio segno in giro per tutta Europa, dalle vie di Milano, dove è facile vedere suoi lavori, spesso affiancati a quelli di altri street artist, alle periferie di Barcellona che l’artista ha scelto come suo atelier creativo. La sua diviene così un’arte pubblica fruibile da tutti, che sorprende e irretisce. Affabula e stupisce. Riuscendo a resistere, grazie alla sua unicità, persino al terrorismo anti-graffito che, in questo periodo, domina Milano dove, senza criterio, tutti i muri della città stanno tornando grigi come la sua aria. Il modo migliore per conoscere l’arte di TvBoy è camminare per le vie delle città che lo hanno ospitato e cui l’artista ha regalato angoli di colori. Dal graffito con il poeta di strada ivan in Via Cassala a Milano alla slavina di sticker con cui TvBoy ha customizzato le città di tutta Europa. Tanto in galleria quanto in strada Salvatore Benintende riversa la propria arte, immaginando mondi onirici e sognando storie immaginifiche mentre scivola, con squisito equilibrio, tra arte e design, tra illustrazione e comunicazione invitando tutti a prender parte alla sua rivoluzione senza armi. Come out and play!





