Vladimir Jankovic

 

Vladimir Jankovic è un artista Mass-Mediatico. Ossessionato tanto dal concetto culturale e sociale di massa quanto da quello tecnologico e sperimentale di media. La sua ricerca artistica si fonda su una continua tensione verso la digitalizzazione del reale in frammenti scomponibili in un sistema binario 010001000101010101 decifrabile e governabile dall’interazione con l’uomo. Questa visione essenziale della realtà gli permette di addentrarsi nella profondità della quarta dimensione e di porre il fruitore della sua arte in un luogo di mezzo tra l’oggetto della sua opera e la sua proiezione. Tutto è solo nella sua concezione di massa come elemento collettivo, che opera collettivamente e produce collettivamente. La profondità del singolo individuo è percepibile solo attraverso la massa. “Sono intollerante a qualsiasi forma di sistema centralizzato. Tanto nella politica quanto nella società. Penso che solo la massa critica sia in grado di cambiare veramente il mondo. Quanto sta accadendo ora in Libia e più in generale nel mondo arabo ne è la riprova. La massa in uno stadio è potente quanto un’intera centrale elettrica. La massa è un’arma potentissima dipende tutto dalla direzione e dalla filosofia che la muove. Il singolo ha il cervello ma la massa ha il cuore.” (cit.) Il secondo elemento chiave della produzione artistica di Vladimir Jakanovic è la continua ricerca di nuovi mezzi di espressione. L’artista si confronta con il mezzo con il fine di contrastare il vuoto, come mosso da un costante horror vacui che colma grazie alla tecnologia. “Vivo per il caos. Ho bisogno di stare dentro al caos. La mia arte è l’espressione di questo bisogno. Non posso stare da solo come una lampadina. Il mapping è uno strumento perfetto per descrivere la complessità del caos.” (cit.) Partendo dal mapping, il suo operare va nella direzione di una sintesi di matematica, cinema e arte. Importante l’influenza del regista polacco premio oscar nel 1983 Zbigniew Rybczyński. Nel cortometraggio Tango sono infatti molti gli elementi comuni cui Vladimir Jakanovic attinge per la sua produzione video-artistica. Dall’utilizzo della camera fissa, alla moltiplicazione incalzante dei personaggi e la conseguente creazione del caos fino all’utilizzo sperimentale del mezzo cinematografico. Vanno in questa direzione molti dei suoi ultimi sperimenti artistici primo fra tutti quello in cui l’artista si ritrae moltiplicando la propria immagine in un surrealista gioco a tre dove la sua figura cambia di personaggio senza mai cambiare persona. Ma è con il terzo elemento dell’arte di Vladimir Jakanovic che abbiamo una sintesi dei primi due e un ritorno alle origini del fare arte. L’uomo, come chiave della produzione. Ogni sua opera prevede infatti un’interazione prima di tutto umana, empirica e sensoriale. “La tecnologia funziona solo se non dimentichiamo quello che siamo, la nostra profondità. Ogni mia opera nasce da un gesto. Solo toccando è possibile entrare in contatto con la tecnologia. Sono affascinato dalle potenzialità della rete così come della sperimentazione mediatica ma credo anche nelle emozioni che solo il Reale permette di raggiungere.” (cit.)